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aver rasentato l’isola di Candia, passato per mezzo alle isole Cicladi, e traversato il mare Egeo, lo stretto dei Dardanelli, ed il Mar di Marmara, nave, uomini, cavalli è munizioni giunsero salvi e senza avarie nel porto dell’antica Bisanzio.

Rimessa in assetto la nave, si riprese il viaggio; e percorso l’incantevole Bosforo che dal mar di Marmara mette al mar Nero, fu volta la prua dritto ai lidi opposti, chè si trattava di sbarcare sulle terre dei Russi in Crimea, dove già gli eserciti alleati cominciato aveano le operazioni di guerra.

Il mar Nero è sovente procelloso; i venti vi soffiano gagliardi e sbrigliati, e la navigazione riuscì tarda ed ingrata. Pure senza alcun infortunio si approdò nel porto di Lamiesch lontano appena due leghe da Sebastopoli, città marittima, cinta allora da gigantesche fortificazioni e munita da circa 2000 cannoni.

Da Roma alle spiagge della Crimea, il viaggio avea durato due mesi.

Due mesi sul mare, sempre sul mare, sono lunghi per chi non è marinaio! Non è facile abituarsi a quel dondolare continuo da dritta a manca, dall’avanti in dietro che chiamasi rullio e beccheggio. I ragazzi però hanno il piede marino più degli adulti, e Zaccaria s’abituò ai disagi della navigazione come un piccolo mozzo. Lo jodio, che, sviluppando dalle acque salse diviene uno degli elementi assai salubri della respirazione, aveagli arrecato grande vantaggio. Sebbene la sua statura non fosse cresciuta neppure d’un capello, l’organismo avea guadagnato assai e le fibre acquistato forza ed elasticità.

Tardavagli però di giungere al destino. L’animo di lui era spesso rivolto a Roberto, e come vedeva sor-