Pagina:Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2.pdf/92

Camera dei Deputati — 84 — Senato della Repubblica


ix legislatura — disegni di legge e relazioni — documenti



l’operazione piduista, nell’ambito dei quali i Servizi trovavano collocazione non esclusiva. In altri termini, la carriera di Gelli, volendo prestare fede a questa sua testimonianza, lungi dal contestare la tesi espressa sulla sua appartenenza ai Servizi, verrebbe ad indicare che la parabola percorsa in quell’ambiente segna un percorso in parte analogo a quello seguito nella massoneria, dove da delegato del Gran Maestro egli era al fine pervenuto ad impadronirsi della Loggia P2 ed a condizionare la vita deH’intera comunione. In tale ottica il Commissario Gabbuggiani ha rilevato come il rapporto tra Gelli ed i Servizi si qualifica come un rapporto non a senso unico.

In questo senso può essere estesa in via generale l’osservazione formulata con riferimento ai Servizi segreti dai Commissari Mattarella e Rizzo, ipotizzando che la compenetrazione tra la Loggia P2 e gli ambienti del vertice della gerarchia militare aveva finito per creare una situazione nella quale l’accesso alla loggia costituiva una sorta di passaggio obbligato per accedere a superiori livelli di responsabilità. Del resto, testimonianze in tal senso, già ricordate1 (1), denunciano la pressione di ufficiali superiori nei confronti dei subalterni con la indicazione dell’ingresso nell’organizzazione per accedere ai gradi superiori della gerarchia ed a certe destinazioni particolarmente qulificate. Una concordante indicazione può essere colta nella testimonianza del generale Dalla Chiesa il quale, pur in modo sfumato, inquadra in tale contesto la proposta di iscrizione alla Loggia P2 rivoltagli dal generale Picchiotti.

Il tema dei Servizi segreti è stato dal Commissario Ruffilli inquadrato in un più ampio contesto di argomentazione politica, partendo dal rilievo che un ragionato esame di questo problema non può prescindere dalla considerazione della collocazione internazionale del nostro Paese, quale punto di raccordo di particolare rilievo, per la sua collocazione tra mondo occidentale e mondo orientale, nei conflitti che tra tali aree politiche si instaurano all’interno di una zona cruciale quale il bacino del Mediterraneo. Queste considerazioni spiegano come l’Italia sia diventata, secondo tale Commissario, una base di operazione per i servizi segreti di diverse appartenenze; e in relazione a tale divenire storico trova allora comprensibile riscontro quella che il Commissario Andò ha definito l’ambivalenza ideologica dei nostri Servizi, nei quali, a partire da un certo momento, si sono identificati per lo meno due partiti: quello filo-arabo che faceva capo al generale Miceli e quello filo-israeliano che si riportava al generale Maletti, entrambi, come noto, iscritti alla loggia pur se dichiaratamente nemici. Nell’ambito di questa dialettica di rapporti, si comprende come la Loggia P2 abbia potuto acquisire un ruolo determinante quale stanza di compensazione per l’assorbimento di tensioni e di contrasti che per loro natura non potevano che essere mediati in sede riservata. Che poi tale sede fosse, per così dire, affidata a persona riconducibile all’ambiente, ovvero controllata ma ad esso non appartenente in forma ufficiale, come precedentemente abbiamo

  1. Vedi pag. 53.