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no essere , quanto che più spesso lo farete. Et è manco male, quando una spesso si adira, e che poi presto si impegna di chiedere perdono a quella a cui hà fatto l’ingiuria: che non è lo star buon pezzo di adirarsi, & indugiar molto per ridursi a chiederne perdono. Ma se vi è alcuna, chi havendo ingiuriata la sua sorella, non gli vuole chieder perdono mai, ò se pur glie ne chiede, non lo dimanda col cuore, è indegna di stare nel Monasterio, quantunque da quello non sia discacciata.

Per tanto guardatevi dalle parole ingiuriose, le quali se saranno uscite dalla bocca vostra, non vi rincresca dall’istessa bocca cavarne la medicina, donde sono nate le ferite.

Quando per correggere, & emendare qualche difetto, sarete sforzata voi Madre Priora a dire qualche parola aspra, e pungente alle vostre suddite, ancorché vi paia di haver passato il termine del giusto, non dovete per questo domandar loro perdono, acciò per la troppa humiltà usata appresso delle vostre suddite, non venga poi ad essere poco stimata, & apprezzata l’autorità vostra. Ma nondimeno dovete chiederne perdono a Iddio, il quale benissimo conosce con quanta carità, e benevolenza amiate quelle, che forse più del giusto aspramente correggete. Nè deve tra di voi trovarsi al altrimente amore carnale, ma spirituale.

Alla vostra Madre Priora dovete essere obbedienti, come ad una Madre; E molto più al Prelato, e Deputati, che tengono diligente cura di tutte voi. Acciò dunque tutte le sopraddette cose si osservino, se alcuna ci fosse, che si portasse negligentemente nell’osservanza di quelle, non si lesci passar impunita; toccherà alla Madre Priora principalmente di emendare, e correggere quelle che mancano: & dove vedrà di non poter rimediar lei, per essere cosa, che ecceda le forze sue, lo deve riferire al Prelato, e Deputati, ò Confessore, acciò si ripari a ogni mancamento. Quella poi, che vostra Superiora, non per l’autorità, che hà sopra di voi, ma per servire a tutte con carità, deve stimarsi, e riputarsi felice.


Hab-