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Per arrivare a questo fine si prefisse tre cose, la prima di passar il Meno, la seconda di traversare la gran foresta detta Spesshart; e la terza di guadagnare il fiume Künz, che è oltre la selva. Tosto che giunsero li Lorenesi, quali venivano di Svevia al campo presso Tzillingen, marciò il giorno seguente verso il fiume Lora; dove fatto fare un doppio ponte passò in diligenza essendosi assicurata l’armata dell’altra riva del Meno. Veduto che a questa mossa il nemico non ne facea veruna, e che il Vescovo di Wirtzburg havea qualche apprensione che non venissero ad attaccare questa piazza, essendosene allontanata l’armata, il conte Montecuccoli fece finta di tornar addietro. Se ne prese in Consiglio la resolutione, e ne fu sparsa e bello studio la voce per l’armata. Anzi levato il campo da Flamersein, e posta in marcia l’armata la fece ritornare dopo una mezz’hora nel medesimo posto. Quest’era per dar campo alle spie, et altri di cui ve ne ha ben di sovente troppo nell’armata, a parteggiani che erano su la sua traccia, di spargere, ch’egli marciava; e frattanto egli spiccò lo Schneidaun col suo reggimento di cavalleria; et le compagnie di Strein d’infanteria per andare a Virtzburg; non tanto per levar d’apprensione il Vescovo, che per togliere al nemico il pensiere di trattenersi in que’ dintorni, per attaccar quella piazza, vedendola troppo ben munita; et da altra parte egli spiccò altresì il conte Baudemont generale de’ Lorenesi con mille cavalli per rendersi padrone de la Kunz, rompere tutt’i ponti per dove potea venir da Aschaffemburg, e mantenere il posto, e passaggio di Gelhausen, che egli havea già fatto occupare da’ dragoni.
Questo era il colpo maestro per assicurare la marcia dell’armata fino al Reno, e senza questo ella era troppo zarosa, anzi presso che impossibile; quando non si fosse gito a pigliarla ben da lunge, con grave incomodo per Vezlar, et il paese d’Hassia; posciaché se il nemico che era padrone d’Aschaffemburg veniva il primo a pigliar posto su questo fiume, non si potea venirci che alla sfilata, et esponendo sempre loro il fianco, ma con questa giudiciosa precautione e diligenza giunse sicuro a questo fiume traversando la gran selva detta Spesshart alla meglio che poteasi; facendo marciar l’armata per tre o quattro strade. Finalmente fatto questo passaggio, e quello del fiume Kün altresì rinfrescossi l’armata ne’ contorni della città d’Hannau; e tratanto fecesi finta di far un ponte sul Meno presso di Francfort.
Allora monsù di Turena apprendendo che questo non fosse per guadagnargli le spalle, e troncargli la ritirata a Filipsburg, abbandonò il fiume Tauber, et la Franconia e prese la sua marcia verso Heindelberg; inviando a riconoscere il ponte che parea perfetionarsi; in guisa che egli punto non dubitava del passaggio e teneasi tutto all’erta. Il conte Montecuccoli vedendolo in postura di pigliare la carriera, ben s’appose che gli haverebbe fatto fare l’ultimo passo che egli bramava, che era quello di metterlo di là dal Reno. A questo effetto egli fa scendere alla seconda del Meno il suo ponte