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I boemi levatisi in armi a difesa della religion protestante da gran parte di loro abbracciata, erano allora contro l’imperator Mattia, che fuatore, fin che gli tornò utile, della libertà di coscienza, finì coll’osteggiarla. Quando poi repentinamente il 20 maggio del 1619 venne a morte Mattia; prima che il successore di lui Ferdinando II, che dall’arciduca Carlo suo padre ereditato aveva l’odio al protestantismo, alla distruzione del quale, se il vero narra Rotteck, erasi egli nel collegio de’ gesuiti, ove fu alunno, obbligato con voto speciale, fosse l’otto agosto coronato in Francfort, anche i protestanti dell’arciducato d’Austria, non esclusi quelli di Vienna, tumultuarono, donde quella guerra di contadini originò della quale è discorso nelle storie. Osarono i boemi dichiarar decaduto Ferdinando dal diritto di regnar su di loro, e un esercito guidato dal conte Thurn mandarono sotto le mura di Vienna, ove a quello si congiunse de’ transilvani di Bethlen Gabor alleatosi con loro. Al campo boemo trovossi allora Alfonso Antonini, agente veneto, del quale in un giornale letterario di Vienna furono di recente pubblicati i dispacci che di là, e poscia da Praga e da Norimberga mandava circa i casi di quella guerra . E intorno a questa opportuni ragguagli somministra pur anche una Relazione dello stato dell’imperio e della Germania del vescovo d’Aversa Carlo Carafa (che stampò anche un’opera latina sul rinnovamento del cattolicismo in Germania) al suo ritorno dalla nunziatura di Vienna . Della sollevazione di Boemia dice quel vescovo, che fu lasciata crescere dall’inerzia dei generali Bucquoi e Dampierre; i quali incaricati di procedere contro di essa, banchettavano a Vienna, mentre i soldati loro sciolto il freno della disciplina, disertavano le terre ove ponevan piede. Bene si destreggiò in così terribili circostanze il novello imperatore Ferdinando, che riesciva ad allontanare Gabor d’una parte dell’Ungheria impodestandolo, e a mantener neutrale la corte protestante di Sassonia cedendole la Lusazia.