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Scorrevano intanto i veneti la pianura di Bologna fin sotto le mura della città, e il Panzetti col Bernovich quella verso Crevalcuore, lodati perciò questi ultimi dal duca di Modena; e Raimondo dice, che in una di coteste scorrerie fu fatto prigioniero un gentiluomo di gran conto, capitano de’ pontificii, e pronipote del gran mastro di campo. Mentre queste cose accadevano, il marchese Francesco Montecuccoli era in Roma a tentare un’ultima prova per indurre il papa a pacificarsi col duca di Parma; il che non essendogli venuto fatto, ritornò a Modena, d’onde ottimi consigli mandava al duca circa le trattative iniziate per la pace. Io non so se dall’ostinazione dei Barberini nel voler continuare la guerra il Testi traesse argomento a quella sua poesia che incomincia colle parole: “Ruscelletto orgoglioso”, ed è in biasimo dei grandi superbi; la quale il Tiraboschi, riportando un brano di lettera di Francesco Mantovani al Testi, provò essere stata diretta contro il cardinal Antonio Barberini, cui predisse le sventure che colpirono lui e i suoi sotto il successivo pontificato. Certo è nondimeno che essa fu scritta circa il tempo del quale ci occupiamo, e dedicata dal poeta a Raimondo mastro di campo generale del duca di Modena. Maggiore poi doveva esser lo sdegno del Testi contro i Barberini, i quali avversavano la pace, allora appunto che a questa incominciava ad inclinare lo stesso duca di Modena, insino allora il più tenace, con quel di Parma, nell’avversarla. Aveva in fatti l’Estense avuto modo di convincersi che non avrebbe da quella guerra potuto conseguire il bramato ampliamento dei suoi stati, poiché nessuno, e i veneziani men che gli altri alleati, mostravasi disposti a prestargli favore. E perché neppure a qualche nuova impresa che Raimondo proponeva, vollero consentire i veneti, allegando che già si era conseguito lo scopo di allontanare i pontificii dalla Toscana; si vide astretto il duca, anche per la difficoltà di tener fuori coll’incrudire della stagione le truppe, ad abbandonare, come dicevamo, le terre conquistate in quel di Bologna. Riprese allora la via pel Finale; e ad allontanare da quella terra il nemico, si usò lo stratagemma, come Montecuccoli