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l’Eggemberg del matrimonio loro, nella circostanza del quale largivagli il duca di Mantova una contea nel Monferrato del valore di cento mila scudi, e sette altri mila valeva una collana di diamanti ch’ei gli donò; altri regali ricevendo poi da entrambi gli sposi, secondo nella sua storia di Mantova racconta il Volta. Ma gran fautore di Wallenstein era l’Eggemberg: e s’avvide egli medesimo dopo quella di lui esser divenuta inevitabile la disgrazia propria; ond’è che avutone un lontano indizio nel non sentirsi più dal re d’Ungheria chiamato con titolo di affezione aggiunto al suo nome, riparò alle sue terre in Stiria, e venne poi a morte nell’ottobre di quell’anno medesimo (1634) a Lubiana, con molto dolore dell’imperatore, dice l’Antelmi, quantunque più non godesse del favore di prima. Al tempo della sua prosperità, racconta Mailàth, si dicesse in Vienna, tre essere i monti dell’imperatore: Eggemberg, Questenberg, Werdenberg. Quest’ultimo, che faceva parte del consiglio di stato, era nativo del Friuli, e il suo cognome era Verda, fatto poi principe di Werdenberg: è detto perciò italiano dallo storico ora citato.

Successore nell’officio che copriva Eggemberg fu il Trautmansdorf, e in quello di Wallenstein il re d’Ungheria figlio dell’imperatore, che gli pose al fianco come consigliere l’esperto Galasso di Trento, al quale la somma delle cose rimase affidata.


Capitolo III

Guerre e prigionia di Montecuccoli in Germania

Sorgono talvolta nel maggior fervore delle guerre circostanze che se cogliere si sappiano, danno il tracollo ad una delle parti, e decidono ancora delle sorti di più generazioni. Alcune di queste, anche durante la guerra dei trent’anni si presentarono, e non si seppe, o non si poté da esse trar partito per impor termine a carneficine troppo a lungo durate. La morte di Wal-