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Per spiegare il mistero diabolico, il pievano mandò il testamento a tutti i suoi amici letterati, sacerdoti e laici, ma nessuno seppe dirne nulla.

Finalmente la bizzarra carta capitò a un giovinotto del villaggio, nipote di zio Salvatore. che studiava nel seminario di Nuoro, e che, oltre le altre doti, era un eccellente calligrafo. Ed egli spiegò l’enigma. L’ultimo otto del 1878 del testamento, non era già un otto, ma un tre. Le lineette del davanti erano fatte in modo da rassomigliarlo ad un otto, e così il vecchio pievano si era sbagliato di cinque anni nel dar l’avviso a Bellia!1



  1. Questo fatto si racconta, con qualche variante, anche nella Gallura, e pare abbia fondamento non del tutto leggendario.