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XIX.


La pïaneta mi pare oscurata
De lo chiar sole, che riluce a pena;
Similemente nel cielo è cangiata,
Turbata l’aere, che stava serena.
Luna, e stella mi pare tenebrata,
Salvandon’ una, che già non s’allena,
E per virtute nel cielo è formata;
Per lei lo sole si commuove, e mena.
Or ben mi par, che ’l mondo sia stravolto:
Forse ch’avrà a tornare in sua drittura
La ditta stella, che mi dà conforto.
Uomo non de’ sperar troppo in altura;
E per bassezza non si tegna morto;
Che troppo gira spesso la ventura.


XX.


Ciascuno essemplo, ch’è de l’uomo saggio,
Da la gente de’ esser car tenuto:
E’ un n’audivi, qual io vi diraggio:
Mentre uomo dorme, lo tempo ha perduto.
Per me lo dico, che perduto l’aggio,
Perdendo molto ben, ch’averei avuto,
Lo quale avere già mai non porraggio,
Se no’ ritorna lo tempo, ch’è suto.
Io credo, che s’intenda lo dormire
A la stagïone, quand’uomo porrìa
Aver gran bene, se lo procacciasse:
Ma per lentezza sì lo lassa gire:
Uomo dormendo molte corse avrìa,
Ch’assai sarebbe meglio, che vegliasse.