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tesi della stessa dinastia d’Absburgo, ma bensì i sentimenti personali de’ suoi principi, e del loro capo attuale, appoggiati alle abitudini, ed alle tradizionali illusioni di un lungo assolutismo. L’onore della Casa Imperiale! ecco la gran parola!

Desidero parlare con rispetto del maggior nemico che abbia l’Italia, ed evito un esame di tal questione che potrebbe condur lontano. Mi contento di due osservazioni: la prima, che se il vero onore fondato sulla giustizia non è nè può esser cambiato col cambiar de’ tempi, v’è un onore che accettato ciecamente dal medio evo, e fondato sopra l’antica deificazione della violenza, venne dalle età susseguenti pesato sulle bilance della ragione e della morale e trovato di falso peso: ed a questo giudicio anche i principi si dovranno inchinare.

La seconda osservazione, è che il mondo, come dissi, stando per mettersi a fare i suoi affari da sè, li farà meglio, o per lo meno altrimenti.

Le popolazioni che compongono l’Impero Austriaco sono alla vigilia di questa trasformazione. Per loro la più flagrante delle questioni, appena abbiano rappresentanza, è quella delle finanze; ed è naturale che vi si gettino con generale e impaziente alacrità quelli che dovranno rappresentare i contribuenti. È forse un’illusione il figurarsi molto vicino il momento in cui un compiacente Ministro inizii a tutti i misteri delle casse Austriache i deputati delle varie popolazioni? Ma è difficile dall’altro canto il rendersi conto con quali modi queste spiegazioni possano essere di molto differite: fatto sta che in quel giorno di luce potrebbe venire in mente ai buoni borghesi della Stiria, della Carinzia, della Boemia, e di molti altri luoghi che