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La condanna dell’Accademia, che lo aveva sentito disputare su tale obietto per sei anni, non tolse, che la opinione di Lippi avesse seguaci anche non volgari. Ma se le ragioni del Lippi e de’ suoi aderenti sono quelle, che allega il ch. sig. prof. Scacchi in una dissertazioncella inserita già dall’Avellino al 1843 nel sua Bullettino Archeologico p. 42. segg., io stupisco col sig. professore e della durata, e del seguito; stupisco altresì, che senza nuove ragioni vi abbia ancora chi tenga col Lippi.

Perocché senza essere né gran geologo, né gran fisico, ognuno sa distinguere i terreni di alluvione da uno strato di lapillo, nella composizione del quale non entra affatto alcuno di quegli elementi, che sono altrimenti indispensabili alla natura degli strati alluvionali. Inoltre per qual legge il torrente impetuoso, che si finge calato dal Vesuvio, sarebbe salito sulla collina, ove sedeva Pompei, portando avanti a se la materia che occorreva a tale effetto, senza dilatarsi, ed empire i bassi fondi pei quali necessariamente dovea passare? (Veggasi ciò che osserva il Rosini Diss. Isag. p. 71 in fine).

Tutti sanno distinguere i depositi delle correnti rapide da quelli, che vengon prodotti dal corso tranquillo; questi sono sempre orizzontali, per lo contrario i primi sogliono avere una struttura di accumoli successivi a maniera di scarpa, originati da rughe trasversali che si van facendo sui fondi, per gli ostacoli che oppongono i materiali diversi, che trasporta seco la corrente. La doppia stratificazione di lapillo, e di