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epoca. E non poche volte, pure, Fattori mi accompagnava quando io mi recavo a dipingere sul vero. E da allora egli si incamminò sulla sicura via che non più abbandonava; e che conduceva il nobile artista sempre più in alto.

Quando, nel 1860, il Governo Provvisorio Toscano di Ricasoli bandì un concorso per le migliori pitture le quali avessero per soggetto episodi della recente guerra nazionale, io feci le maggiori premure a Giovanni Fattori e calorosamente lo incoraggiai a concorrere. Ma esso, modesto e molto rispettoso all’Arte come era, esitava assai a scendere in campo. Ricordo ancora che io l’incontrai in piazza del Duomo l’ultimo giorno del termine stabilito per iscriversi al concorso. Egli si unì a me e, dopo avermi camminato per un po’ al fianco in silenzio, mi domandò:

— Debbo io davvero concorrere per la «Battaglia di Magenta »? Che ne dici?

Al che vivacemente io replicai:

— Per Giove! È questa, per te, una occasione da non perdersi! Con la tua arte e la tua volontà certamente potrai affermarti.

La «Battaglia di Magenta» di Giovanni Fattori, che ora è ornamento della Galleria di Arte Moderna in Firenze, è un gran bel pezzo di pittura, che onora l’Arte Italiana dei nostri tempi.

La generosità e la sincerità dell’anima livornese di Giovanni Fattori sono tante, che lo va sempre ripetendo a chi lo vuole ed a chi non vuole intendere; ed è perciò ch’io non taccio come egli mi riconosca suo maestro e riconosca di dovermi tutto nell’arte sua. Ma la verità è che, quando io conobbi Fattori, egli avea già sviluppato il suo ottimo temperamento artistico, mentre che della pittura egli largamente possedeva tutte le cognizioni e le abilità fondamentali. Ed, appunto per questo, bastò a me di rivelargli il suo non poco personale valore e gli segnalassi una nuova via da percorrere, perchè egli, con ardore ed entusiasmo, incamminandosi per questa,