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I


È bello, è divino per l’uomo onorato
          Morir per la patria, morir da soldato
          Col ferro nel pugno, coll’ira nel cor.
                    Tal morte pel forte non è già sventura:
          Sventura è la vita dovuta a paura,
          6Dovuta all’eterno de’ figli rossor.

Chi son quei meschini che vanno solinghi,
          Sparuti per fame, cenciosi, raminghi,
                    Che in volto han dipinto l’obbrobrio, il dolor?
          Se il chiedi a’ vicini così ti diranno:
          «Quei vili raminghi più patria non hanno;
          12Fuggiron dal campo; l’infamia è con lor.»

Mirate quei padri, quei vecchi cadenti,
          Le squallide spose coi figli morenti;
          Mirate miseria ch’è senza pietà!
                    Non alzan quei volti dannati allo scherno:
          Il ciel della patria non miri in eterno
          18Chi un cor per amarla nel petto non ha.