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pultava. 239

Pietro da un gran convito.1 Raggiante di felicità e di gloria, egli siede all’alto della mensa. Arrivano in mezzo alle acclamazioni dei soldati tutti i generali russi e svedesi. Pietro accoglie con amorevolezza gli illustri prigionieri, e fa un brindisi in onore dei suoi maestri nella grande arte della guerra.

Ma dov’è il più cospicuo fra quelli ospiti, dov’è il nostro più esimio maestro, quel reale dottor di guerra, cui Pietro ha finalmente superato e vinto? Dov’è Mazeppa il perfido apostata? Perchè il re di Svezia non fu invitato al banchetto? Perchè l’etmanno non fu inviato al patibolo?

Il re e l’etmanno fuggono insieme a cavallo a traverso le steppe tacite e nude. La sventura li ha congiunti. La vergogna, l’ira, e il pericolo vicino infondono al monarca nuove forze. Egli oblia la sua profonda ferita. Fugge colla testa bassa, inseguito dai Russi, e appena la caterva tumultuosa dei servi può tenergli dietro.

Il vecchio etmanno vola al suo fianco, girando la vista intorno sul vasto orizzonte del deserto. Giungono ad una villa.... Perchè raccapriccia Mazeppa? Perchè passa sì rapido davanti a quella abitazione? Forse quel cortile vuoto, quel giardino, quella porta

  1. L’empereur moscovite, pénétré d’une joie qu’il ne se mettait pas en peine de dissimuler, recevait sur le champ de bataille les pri sonniers qu’on lui amenait en foule, et demandait àtout moment: “Où est donc mon frère Charles?...” Alors, prenant un verre de vin: “A la santé, “dit-il,” de mes maîtres dans l’art de la guerre!” Renschild lui demanda qui étaient ceux qu’il honorait d’un si beau titre, “Vous, Messieurs les généraux suédois,” reprit le Tsar. “Votre Majesté est donc bien ingrate,” reprit le comte, “d’avoir tant maltraitè ses maitres.” Voltaire, Histoire de Charles XII.