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cenni intorno alla vita xvii

la vista su quei fogli schifosi, i cui insulti onorano, perchè dettati dall’invidia, e le cui lodi contaminano, perchè sempre sospette di venalità.

Gli amici di Puschin però menarono sì gran rumore di quelle inique e incessanti aggressioni, che alla fine egli medesimo non potè a meno di accorarsene; mentre avrebbe dovuto andarne superbo, poichè il biasimo ingiusto è un omaggio che la stoltezza rende alla virtù; e, come dice Schiller,

     Das unrecht leiden schmeichelt grosse seelen.

Verso il mese di marzo dello stesso anno 1829, sparve subitamente senza far parola a nessuno, e qualche settimana dopo la sua partenza, si intese con stupore che il gran poeta erasi trasferito all’esercito del Caucaso. Ognuno fece le sue congetture intorno a questo inaspettato viaggio; i più crederono che Puschin fosse ito a cercar nuove ispirazioni in quelle contrade longinque, dalle quali doveva tornare (dicevano) con un’ampia mèsse di nuovi poemi. Ma lo scopo suo non era precisamente tale, giacchè in una sua lettera di quel tempo trovasi questo passo:

«Io ho veduto il popolano russo maneggiare la zappa: voglio vederlo maneggiare lo schioppo.»

L’esercito marciava allora verso l’Armenia sotto il comando del conte Paschievicc; Puschin ottenne dal generale il permesso di fare quella campagna in qualità di volontario.

«Je suis, scrive Puschin, le seul pèkin dans le camp; aussi nos soldats (de fameux durs à cuire, par parenthèse) me prennent pour un prêtre luthèrien, ce qui ne contribue pas à me mettre en bonne odeur auprès de leurs orthodoxies.»

Assistè all’assedio e alla presa di Cars e di Erzerum; fece varie escursioni nelle provincie circostanti; quindi