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eugenio anieghin 131

lira. Talvolta, fra mezzo ai nomi e ai ricordi, egli introduce furtivamente un distico amoroso, timido attestato dei suoi sospiri, indizio d’una speme, sempre eguale dopo tanti anni di costanza.

Ti è accaduto mai, lettore, di vedere l’album di qualche signorina provinciale tutto coperto di scarabocchi, in principio, in mezzo e in fine? A ogni pagina inciampi in versi tradizionali intorno a una amistà fedele, zeppi di sgrammaticature, e troppo lunghi o troppo corti. Sul frontispizio si legge: Qu’écrirez vous sur ces tablettes? Poi al basso: t. à. v. Annette. In fondo al volume ti si presenta questa frase trita e triviale: «Scriva più di me chi ti ama più di me.» Non morranno mai i due cuori accompagnati da faci e da fiori; le promesse di affetto invariabile «sino all’orlo della tomba,» e qua e là una facezia inserita da qualche gioviale militare.

Vi protesto, amici, che volentieri metterei due versi in un tale album, essendo io persuaso che tutti i ghiribizzi del mio cervello meritano uno sguardo indulgente, e che i posteri non sederanno a scranna per decidere con un sogghigno acerbo se ci sia o non ci sia livore in quei miei strambotti.

In quanto a voi, tomi scompagnati della biblioteca del Diavolo, patiboli dei rimatori di moda, album sontuosi, fregiati dal maraviglioso pennello di Tolstoi o dalla penna di Baratinschi,1 v’incenerisca il fulmine di Giove! Quando una magnifica signora mi consegna il di lei in-quarto, avvampo di stizza e d’ira, e aguzzo in fondo al cuore un epigramma; ma intanto convien ch’io schiccheri un madrigale.

  1. Poeta lirico, amico di Puschin.