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rio distesa per terra, col naso logoro dal frcgamentò dei piedi divoti, che vi passano sopra mattina e sera, avrebbero fatto buon giuoco. Anche qui per altro intendo a giustificarmi; vedete che e’ è, se non altro, della novità a fare le narrazioni così asciutte, asciutte: di frange, e ricci, e svolazzi, non ce ne mancano, grazie a Dio, in altri libri. E non è artifizio anche il venire innanzi ai lettori così povero di ornamenti? Il presentar loro la novella come una melarancia trinciata spicchio per spicchio, e chi ha voglia ne prenda? Ma, e lo stile? Oh! qui poi non sia chi mi accusi. Esso è discretamente fiorito, discretamente franco, discretamente biz2arro. Non mancano le immagini insolite, tanto da doverne chiedere scusa ai lettori; le costruzioni intralciatene, così che si possa vedere a che tempi siamo; i vocaboli quando alla mano, quando lisciati, perchè tutti ci trovino il loro conto. Io credeva anni sono che lo stile fosse un gran che per gli scrittori, spezialmente quelli che hanno per iscopo principale dell’opere loro il diletto; ma ho fatto giudizio, ossia mi sono lasciato ammaestrare dall’esperienza. Ho veduto che tra l’eleganza e l’affettazione non c’è che un meschino divario; l’oscuro è sempre a un pelo di sembrare sublime; la scorrezione è disinvoltura; le inesattezze, felici ardimenti; e così del resto. Non toccate la lega del mio stile, ch’esso è coniato nelle zecche più accreditate. Esso non può farvi se non piacere, e quan-