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mente i romanzi! Il personaggio principale sta intanto dietro la scena, e lascia fare agli attori secondarii. La scena è comunemente una taverna, il cortile di un castello, un quadrivio con una cappelletta prospettica, o una landa deserta dove un povero viaggiatore si trova molto male impacciato tra i rovi e la melma. Sdegnando tali sussidii, o non trovandoli confacenti al proprio soggetto, avrebbe fatto bene un poco di andirivieni metafsico: allora il protagonista sarebbe comparso tra la nebbia come i numi d’Omero. In somma, pur non volendo, la feci alla trecentistica; esposi spialtellatamente il nome e la patria, subito subito come nelle antiche novelle, e, salvo l’abbindolalura del periodo, incominciai presso a poco come il Boccaccio e Franco Sacchetti: In X...., fra le italiche città, per ogni maniera di onorati studii commendetole e chiara, vi fu un tale, con quello che segue. Questa stessa insopportabile dozzinalità di condotta è continuata fino al termine della storiella. Passiamo dalla chiesa alla sala del ballo, e da questa alla camera dell’incognita, proprio come si va da luogo a luogo, senza interruzione, senza intoppi, senza divagaraenti di sorte. Eppure quel tempio così deserto poteva aprire un bel campo, se non altro a un poco di riflessioni sull’architettura gotica! Nessuna buona ragione voleva che quel tempio non fosse gotico; e allora le guglie acuminate, i vetri colorati, le svelte colonne, e sopra tutto qualche effigie di feudata-