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zione; vuoto che cercano indarno di riempiere con altre regole secondarie ed arbitrarie, con cui, creando un bello artifiziale, si perdono nella contemplazione di esso e adorano l’opera delle loro mani. A queste regole volendo adattarsi talvolta anche gl’ingegni privilegiati ritardano e raffreddano almeno, se non estinguono ed impediscono, l’ispirazione. Splendido esempio la Conquistata del gran Torquato. E qui non è fuor di proposito accennare agl’improvvisatori. Fa meraviglia che un grande scrittore del nostro tempo sentenziasse in un giornale di molta fama: non vi è altro furore che l’ingegno; non vi è altra ispirazione che dallo studio. Sennonchè, come disse già Cicerone, non avvi sofisma che non vanti un filosofo per avvocato. Comunissima è la frase lavoro di getto per significare lavoro molto eccellente. Ora, ciò da cui si prende l’immagine ad esprimere cosa perfetta potrà credersi riprovevole e degno di riso? Vorrei mi dicessero sommi poeti se i più splendidi luoghi de’ loro poemi non si presentarono loro alla fantasia accompagnati dalle forme della lingua e del verso? Potrà avervi differenza nell’espressione, ma un’espressione di certa forza e bellezza vestirà sempre il pensiero che emani vigoroso e spontaneo dalla mente dello scrittore. Quel concetto che si mostra all’intelletto sotto sembianze sconvenienti a poesia non è essenzialmente poetico, e l’immaginazione congiunta all’erudizione indarno s’affaticheranno intorno