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128 l’accestire



ii


E come l’amo il mio cantuccio d’orto,
col suo radicchio che convien ch’io tagli
19via via; che appena morto, ecco è risorto:

o primavera! con quel verde d’agli,
coi papaveri rossi, la cui testa
22suona coi chicchi, simile a sonagli;

con le cipolle di cui fo la resta
per San Giovanni; con lo spigo buono,
25che sa di bianco e rende odor di festa;

coi riccioluti cavoli, che sono
neri, ma buoni; e quelle mie viole
28gialle, ch’hanno un odore... come il suono

dei vespri, dopo mezzogiorno, al sole
nuovo d’Aprile; ed alto, co’ suoi capi
31rotondi, d’oro, il grande girasole

ch’è sempre pieno del ronzìo dell’api!


iii


E amo tutto: i vetrici ed i salci,
che ripulisco ogni anno d’ogni vetta
35per farne i torchi da legare i tralci;