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XLIX

HAI TU?

Fisico arguto, hai tu radica o foglia
per salvar me da le incresciose forme,
che m’investon talor l’atrio e la soglia,
pace togliendo al mio pensici* che dorme?
I morti intorno a me sfilano a torme;
veggio strane figure in strana spoglia;
odo strane favelle; e invesco Torme
nel bieco mondo che da me germoglia.
Simulacri di sfingi, ombre di belve
mi contendono i varchi; ed io fo guerra
con fochi e torri ed incantate selve.
E nella luna, per fuggir, m’avvento,
o a voi mi lancio su la madre terra:
ma sempre meco i miei fantasmi io sento.

L

FÒRO ROMANO

Salian per questo grande etere un giorno
aquile a stormi, e il nostro onor fu tanto!
Or gufi e strigi ai fumaioli intorno
spargon le oscure penne e il tristo canto.
L’altar de’ patrii numi è disadorno;
dispersi i focili, e son le muse in pianto;
né so ben dir se il sacro ilice e Torno
aprii rivesta dell’usato incanto.
Appena fa, se di Metella al sasso
s’apre una bruna violetta in fiore,
e gli occhi arresta al pellegrino e il passo.
Appena fa, se un ricordato amore
fra i nudi arbusti mi risveglia, ahi lasso!
poi mi sommerge in piú grand’ombra il core.