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AD ANTONIO GALATEO




Amico mio,

Quando Emilio Praga ci leggeva la prima parte di queste sfortunate Memorie del Presbiterio, e ci offriva di collaborare con lui e terminare il lavoro, non pensavamo che noi due, pochi mesi dopo, l’avremmo terminato senza lui.

Da molti anni il Pungolo di Milano, che aveva acquistato la proprietà del racconto, lo prometteva ai suoi lettori; il Praga a lunghi intervalli lo ripigliava, aggiungeva alcune pagine nelle quali lasciava libero il freno alla sua immaginazione ineguale, splendida a lampi, al suo sentimento