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turba era ginocchioni; gli uomini a destra, le donne a sinistra; il solo Baccio era in piedi, aggirandosi a capo chino per veder dove mettere il passo, in su ed in giù, scavalcando i fanciulli appiccicati alle gonne e alle giubbe, scotendo sommessamente la borsa dell’elemosina in cima ad una lunghissima canna che si piegava mollemente ad ogni scrollo.

Egli faceva il suo mestiere di scaccino con uno zelo ammirabile; la borsa compiva dei giri miracolosi; una grossa mano non aveva finito di alzarsi da una parte e deporvi l’obolo, che ne vedevi un’altra affrettarsi a far lo stesso dal lato opposto della chiesa. A volte, invece di scendere fra le teste, la borsa vi cadeva su: allora, chi si sentiva chiamato alla carità con così eloquente linguaggio, la faceva con gesto men devoto, e la moneta, cadendo, dava un suono più forte. Avvicinatosi alla porta, il campanaro s’accorse della mia presenza, e, allargandosi a furia di gomiti la via, in un istante mi fu vicino.

— Venga con me, mi disse, le ho preparato un posto in cantoria, proprio accanto all’organista.

E, tirata fuori una chiave e aperta una porticina quasi invisibile, mi precedette al buio su di una scala di legno che scricchiolava.

Nelle chiese di campagna il privilegio di assistere alle cerimonie dalla cantoria stabilisce in chi lo gode una superiorità fra le più invidiate. È una specie di titolo gentilizio; è il diritto d’immagini dei romani. Non sogni d’ambirlo chi lavora la terra, o chi pascola il gregge, nelle arti lo ottengono, a volte, il fabbro ed il falegname perchè membri quasi indispensabili della fabbriceria cui somministrano gratis pali e chiodi per l’apparato delle processioni; nel commercio, l’alto