Pagina:Praga - Memorie del presbiterio.djvu/128


— 118 —

tore t’ha trovato un posto di guardiano presso alcuni suoi ricchi parenti nel bresciano. Tu lascierai qui i bimbi, Mansueta n’avrà cura finchè non sii in grado di prenderli teco. Tu seguirai il dottore a Zugliano e domani ti condurrà egli stesso alla tua nuova dimora. Va bene così?

Il poveretto teneva il capo basso, perplesso fra la reverenza e un gran desiderio di dire di no.

Finalmente balbettò fra i denti:

— Perdoni, ora non posso partire.... ancora qualche giorno per sbrigar certe faccende....

— Dimmi il tuo bisogno, — farò io per te ogni cosa...

Beppe fatto più ardito scoteva il capo.

— Non hai più confidenza nel tuo vecchio amico... di’ su cosa hai da far qui.... di’ su, — e gli figgeva con inquietudine i suoi grand’occhi in viso.

Il mandriano stornava smarrito i suoi in cui balenavano lampi sinistri di ferocia.

Il curato si turbò e, con voce tremante dallo sgomento, tendendo l’indice verso Beppe.

— Ragazzo, tu pensi a colui.... soggiunse severamente.

Beppe non potè più contenersi: lo vinse un terribil parossismo: si buttò a terra, si contorceva, si mordeva i pugni e con rantolo straziante:

— Me lo levino dal sole.... lo nascondano.... lo mettano in un carcere profondo.... ci sono i tribunali per questo.... non lo lascino a mia portata....

Egli parlava dell’assassino della povera Gina.

Io non ressi a questo spettacolo straziante; le sue istanze mi parvero giuste e dissi:

— Egli ha ragione; perchè non consegneremmo quello scellerato alla punizione della legge? Il suo