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" Fatta maggior de mi, subit impongo
" Al mio Anselm ch’el tacess, c’I me seguiss;
" Rompo la calca, passo in chiesa, giungo
" A piedi dell’ aitar del Crocifiss,
" Me umilio, me raccolgo, pò a memoria
" Fo al mio Signor questa giaculatoria.

Mio caro e buon Qesu, che per decreto
Dell’ inf allibii Vostra colorito,
M’avete fatta nascere nel ceto
Distinto della prima nobiltá.
Mentre poteva a un minim cenno vostro
Nascer plebea, un verme vile, un mostro.

Io vi ringrazio che d’un s) gran bene
Abbiev ricolma l’umil mia persona,
Tant piú, che essend le gerarchie terrene
Simbol di quelle che vi fan corona.
Godo cosí d’un grad ch’ è rijlession

  • De/ grad di Troni e di Dominazion1.


Questo favor lunge dall’ esallarm.
Come accadrebbe in un cervell legger.
No serve in cambi che a ramemorarm
La gratitudin mia, ed il dover
Di seguirvi e imitarvi, speda Iment
Nella clemenza con i delinquent.

Quindi in vantaggio di costoro anch’io
V offro quei preghi che adi faa Voi stesa
Per i vostri nemici al Padre Iddio;
Ah sí! abbiate pietá dei loro eccess.
Imperciocché ritengh che mi offendesser
Senza conoscer cosa si facesser.

Possa st’ umile mia rassegnazion,
Congiuntament ai merit infiniti
Della vostra acerbissima passion.
Espiar le lor colpe e i lor delitt.
Condurli al ben, salvar l’anima mia,
Glorificarmi in ciclo, e cosí sia.

  1. La Marchesa nella sciocca sua vanitá paragona il suo grado di nobiltá a quello che i Troni e le Dominazioni, tengono, secondo le indicazioni liturgiche, nella gerarchia degli Spiriti Angelici, (Nota transclusa da pagina 170)