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Questi far cherci, che non han coperchio
Filoso al capo, e Papi, e Cardinali
In cui usa avarizia il suo soverchio.

Ed io: Maestro, tra questi cotali
Dovre’ io ben riconoscere alcuni,
Che furo immondi di codesti mali.

Ed egli a me: Vano pensiero aduni:
La sconoscente vita, che i fé’ sozzi.
Ad ogni conoscenza or gli fa bruni.

In eterno verranno al li duo cozzi:
Questi risurgeranno dal sepulcro
Col pugno chiuso; e questi coi crin mozzi.

Mal dare e mal tener lo mondo pulcro
Ha tolto loro, e posto a questa zuffa,
Qual ella sia, parole non ci appulcro.

Or puoi, figliuol, veder la corta buffa
De’ ben che son commessi alla fortuna.
Perchè l’umana gente si rabbuffa.

Che tutto l’oro, ch’è sotto la luna,
O che fu giá, di quest’anime stanche
Non ne potrebbe far posar pur una.

Maestro, dissi lui, or mi dí anche:
Questa fortuna di che tu mi tocche,
Che è, che i ben del mondo ha s) tra branche?