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libro iii 65


Qual bosco mai, qual ombra, gli amori lontani ricorda?
Vieni, o Nasone amato, vieni al mio dolce seno.”

Egli risponde: “Vieni, o cara piú d’ogni fanciulla,
ai rilucenti laghi, bella Corinna, vieni:16

qui il mormorio dell’acque, qui l’ombra del lauro oblïosa:
copron le fronde opache lo strepere dell’onde.

Molle è la terra in fiore: il mirto s’intreccia al tuo serto,
tutto il giardino irriguo per te fiorisce e odora.20

Qui, certo, amor ti attende.” Ei disse e la vergine tosto
verso i già noti luoghi mosse i suoi nivei piedi;

e, denudato il seno, il collo gli cinse: le labbra
e gli occhi e il petto e il cuore tenero amore univa:24

ed i sospiri e i baci e gl’intimi sensi congiunti
dalla lor doppia bocca un sol respiro uscia.

Calde divenner l’ombre accese dal fuoco novello,
l’una all’altra la dolce opra d’amore chiede.28

Godete, ombre felici, un solo piacere vi resta,
un solo amor congiunge i desolati cuori.

E tu, ninfa, che i mirti da me già piantati proteggi,
tu che i giardin governi, Antinïana, miei,32

poche alla mia diletta, che legga lei stessa, parole
reca: al suo vecchio sposo piú Citerea non diede.

Chi nel mio vecchio cuore gli amori già morti riaccende?
Qual vento mai le faci quasi già spente scuote?36


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