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chiamano «mosolini» si fanno quivi, e gli grandi mercatanti che si chiamano «mosolin» sono di quello reame di sopra. E nelle montagne di questo regno sono1 gente di cristiani che si chiamano nestorini e iacopini. L’altre parti sono saracini, che adorano Malcometto; e sono mala gente, e rubano volentieri i mercatanti. Ora diremo della gran cittá di Baudac.

XIX (xxv)

Di Baudac, come fu presa.

Baudac è una grande cittade, ov’è lo califfo di tutti gli saracini del mondo, cosí come a Roma il papa di tutti gli cristiani. Per mezzo la cittá passa un fiume molto grande, per lo quale si puote andare infino nel mare d’India, e quindi vanno e vengono i mercatanti e loro mercatanzie. E sappiate che da Baudac al mare, giú per lo fiume, ha bene diciotto giornate. Gli mercatanti, che vanno in India, vanno per quel fiume infino ad una cittá e’ ha nome Chisi, e quivi entrano nel mare d’India. E su per lo fiume tra Baudac e Chisi v’è una cittá e’ ha nome Bastra, 2 e per quella cittá e per gli borghi nascono i migliori datteri del mondo. In Baudac si lavora di diversi lavori di seta e d’oro in drappi a bestie e a uccelli. Ella è la piú nobile cittá e la maggiore di quella provincia. E sappiate che ’l califfo si trovò lo maggiore tesoro d’oro e d’argento e di pietre preziose che mai si trovasse ad alcuno uomo. Egli è vero che negli anni Domini MCCLV lo Gran Tartero, ch’avea nome Alau, fratello del signore che in quel tempo regnava, ragunò grande

  1. Pad. zente ch’eno diti cardi (curdi); e sono parte cristiani nestorini e iacopini, e parte saraxini.
  2. Pad. e atorno quella zita è grandi boschi de datali di mior del mondo;... se lavora... drapi de seta de molte guise, de nasich, de nach e de cremesin; e fásseghe diversi lavorieri a bestie e oseli molto ricamente.