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Pagina:Polo - Il milione, Laterza, 1912.djvu/33


il milione 19


d’una montagna viene un lago dinanzi a questo monistero, e non mena niuno pesce di niuno tempo se no di quaresima, e comincia lo primo dí di quaresima e dura sino al sabato santo, e ve ne viene in grande abbondanza. Dal dí innanzi non ve se ne vede nè trova veruno, per maraviglia, insino all’altra quaresima. E sappiate che ’l mare che io v’ho contato si chiama lo mare di Geluchelan (Ghel o Ghelan), e gira settecento miglia, ed è di lungi d’ogni mare bene dodici giornate, ed entravi dentro molti gran fiumi. E nuovamente mercatanti di Genova navicáro per quel mare. Di lá viene la seta che si chiama1 «ghele». Abbiamo contato degli confini che sono d’Ermenia di verso il levante; or diremo di confini che sono di verso mezzodí e levante.

XVIII (xxiv)

Del reame di Mosul.

Mosul si è un grande reame, ov’hae molte generazioni di gente, le quali conteremo incontanente; e v’ha una gente che si chiamano arabi, che adorano Malcometto. Un’altra gente v’ha che tengono la legge cristiana, ma non come comanda la Chiesa di Roma, ma fallono in piú cose. Egli sono chiamati nestorini e iacopini. Egli hanno un patriarca, che si chiama Iacolic (Iatolic); e questo patriarca fa vescovi e arcivescovi e abati, e fagli per tutta India, e per Baudac, e per Acata (al Catai), come fa lo papa di Roma. E tutti questi cristiani sono nestorini e iacopini. E tutti gli panni di seta e d’oro che si

  1. Y. ghellé.