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il milione 13


tornare alle loro famiglie. Tanto piaceva il loro fatto al Gran Cane, che per nulla ragione lo voleva loro dare commiato. Ora avenne che la reina Bolgara (Bolgana), ch’era moglie d’Arcon (Argon), si morio, e la reina si lasciò che Arcon non potesse tôrre moglie se non di suo lignaggio; e mandò ambasciadori al Gran Cane, e furono tre, de’ quali aveano l’uno nome Oulaurai (Oulatai), e l’altro Pusciai (Apusca), l’altro Cola, con grande compagnia, che gli dovesse mandare moglie del legnaggio della reina Bolgara; imperocchè la reina era morta e lasciò che non potesse prendere moglie altra che di suo lignaggio.1 E ’l Gran Cane gli mandò una giovine di quello lignaggio, e fornio l’ambasciata di coloro con grande festa e allegrezza. In quella messer Marco tornò d’una ambasciata d’India, dicendo l’ambasciata e le novitade che avea trovate. Questi tre ambasciadori, ch’erano venuti per la reina, domandarono grazia al Gran Cane che questi tre latini gli dovessono accompagnare in quell’andata, con quella donna che menavano. Lo Gran Cane fece loro la grazia a gran pena e mal volentieri, tanto gli amava; e diede parola alli tre latini che accompagnassono li tre baroni e la

donna.

  1. Pad. Quando egli aveno fato la ambasiata del suo segnor, lo Gran Can li fexe grande onor, e po fe vegnir una donzella davanti de si, de quel parentá che i voleano, che aveva nome Gogatim (Cocacin), ed era de dixisete ani, e molto bella dona... E disse a quelli baroni: — Questa è quella che vui andè zercando. — E li baroni... fono molto lieti e contentissimi.