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Pagina:Polo - Il milione, Laterza, 1912.djvu/250

236 il milione

E i loro figliuoli istanno colle madri quattordici anni; e poscia lo maschio se ne va col padre, e la femmina istá colla madre. Qui non troviamo altro da ricordare: partiamoci, e andiamone all’isola di Scara.

CLXVI (CXC)

Dell’isola di Scara (Scotta).

Quando l’uomo si parte di queste due isole, si va per mezzodí bene cinquecento miglia, e trovasi l’isola di Scara. Questa gente sono anche cristiani battezzati e hanno arcivescovo. Qui si ha molta ambra.1 Egli hanno drappi dí «catanga» buoni e altre mercatanzie, e si hanno molti pesci salati e buoni, e vivono di riso e di carne e di latte, e vanno tutti ignudi. Qui vanno molte navi di mercanzia. Questo arcivescovo non ha che fare col papa di Roma, ma è sottoposto all’arcivescovo che sta a Baldac (Baudac). Ora questo arcivescovo che sta a Baldac manda piú vescovi e arcivescovi per le contrade, come fae il papa di Roma di qua. E tutti questi vescovi e parlati ubidiscono questo arcivescovo come papa. Qua vengono molti corsali a vendere loro prede, e vendonle bene. E costoro le comperano, perchè sanno che questi corsari non rubano se non saracini e idolatri e non cristiani. E quando questo arcivescovo dell’isola di Scara (Scotra) muore, conviene che venga di Baldac2 que’ che sono buoni incantatori; ma l’arcivescovo molto gli contradice, e dice ch’è peccato, e costoro dicono che gli loro

  1. Pad. e lavóraseghe molti drapi de banbaxio molto belli.
  2. Berl. un altro, altramente non averla arzivescovado i cristiani. I cristiani de questa isola sono i piú savi incantadori... L’arzivescovo non vuol che si faza quali incantamenti, e molto se corózano con quelli...