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il milione 203


CXLVIII (CLXXI)

Dell’isola di Nenispola (Gavenispola).

Quando l’uomo si parte di Iava e del reame di Lambri, e va per tramontana centocinquanta miglia, si truova l’uomo le due isole. L’una si chiama Negueram (Necuveran); e in questa isola non ha re, anzi vi sono le genti che vivono come bestie, e1 istanno ignudi sanza niuna cosa addosso. E sono idoli; e tutti loro boschi sono2 d’alberi di gran valuta, cioè sandali, noci d’India, garofani e molti altri buoni albori. Altro non v’ha da ricordare: perciò ci partiremo di qui, e dirovvi dell’altra isola c’ha nome Agama.

CXLIX (CLXXIl)

Dell’isola d’Agama (Angamanain),

Agama èe una isola; e non hanno re, e sono idoli. E sono come bestie salvatiche; e tutti quegli di questa isola hanno capo di cane, e denti e naso a simiglianza di gran mastino. Egli hanno molte ispezie. E sono mala gente, e mangiano tutti gli uomeni che possono pigliare, da quegli della contrada in fuori. Loro vivande sono latte e riso e carne d’ogni fatta; mangiano3 frutti diversi da’ nostri. Or ci partiamo di quinci, e diremo d’un’altra isola chiamata Siellam.

  1. Berl. - tuti, sì mascoli como femene,...
  2. Berl. Pad. de nobeli arbori e de gran valor, de sándoi vermegli e de nose d’India, de berzi e de molte altre spezie.
  3. Berl. molti fruti demestezi e salvadigi.