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Pagina:Polo - Il milione, Laterza, 1912.djvu/176

162 il milione

il Gran Cane gli mandava molta gente dietro; ed è questo Gran Cane che oggi regna. Ora avenne che costui prese pure queste sei cittá per forza, e poscia ne pigliò tante che n’ebbe dodici; poscia se n’andò alla mastra cittá de li Magi, c’ha nome Quisai (Quinsai), ov’era il re e la reina.1 Quando il re vidde tanta gente, ebbe tal paura che si partí della terra con molta gente e bene con mille navi, e andò al mare occeano, e fuggí nell’isole. E la reina rimase, che si difendeva al meglio che poteva. E la reina domandò chi era il signore dell’oste. Fulle detto: — Baia cent’occhi ha nome. — E la reina si ricordò della profezia che abbiamo detto di sopra: incontanente rendèèo la terra, e incontanente tutte le cittá delli Magi s’arenderono a Baia. E in tutto il mondo non era sí grande reame come questo, e dirovvi alcuna delle sue2 grandezze. Sappiate che questo re faceva ogni anno nutricare3 ventimila fanciulli piccoli; e dirovvi come. In quella provincia si gittano i fanciulli, come sono nati, le povere persone che non gli possono nutricare; e quando un ricco uomo non ha figliuoli, egli va al re e fassene dare quant’egli vuole; e quando egli ha fanciulli e fanciulle a maritare, sí gli amoglia insieme e dá loro onde possano vivere: e in questo modo n’alleva ogni anno bene ventimila fra maschi e femine. Ancora fa un’altra cosa: che, quando lo re va per alcuno luogo, e vede4 due belle case e dal lato una piccola, ed egli domanda perchè quelle sono maggiore di quelle, e s’egli è perchè sia alcuno povero che nollo possa fare maggiore, incontanente comanda che di suoi danari5 sia fatta. Ancora questo re si fa servire a piú di mille tra donzelli e donzelle. Egli mantiene suo regno in tanta giustizia, che6 non si fa niuno male, che tutte le mercatanzie istanno fuori. Contato v’ho del regno: ora vi conterò della reina. Ella fu menata al Gran Cane, e ’l Gran Cane

  1. Berl. quando el re intese questo, molto temè, e partisse de quella zitade con molta zente, e intrò in nave, e scampò in mar ozeano a l’isole; e la raina, la quale era romasa con gran zente in la zitade, se procurava de difenderla al meio che saveva. Or adevene che la raina sape che costui...; subito la se arecordò de l’astrologia, la qual disea che uno omo Io qual nomèa zento ochi si li torave el suo reame; onde se rendè a Baian. E quando la raina se ave resa, tute le altre zitade se rendè senza alguna instanzia, e questo fo grando aquistamento.
  2. Berl. zentilezze.
  3. Pad. Berl. ventimilia fantini, de quelli ch’erano zitadi e abandonadi dalle mare. In quella provinzia le femene, che non posono nodrigar nè allevar i suo’ figlioli per povertá, i zetano via; incontenente quel re li fazeva nodrigar, e feva scriver in che pianeti li era nassudi.
  4. Berl. do belle case grande, e in mezo de queste fosse una pizola.
  5. Berl. fosse fata granda e bella corno quelle altre do.
  6. Berl. nessuno non feva mal ad algun, e le case de le marcadanzie stevano averte de note corno de zorno. Or non se porla dir la gran richeza che iera in quel reame.