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Pagina:Polo - Il milione, Laterza, 1912.djvu/134

120 il milione

Lxxxvi (cii)

Delle pietre ch’ardono.

Egli è vero che per tutta la provincia del Catai hae una maniera di pietre nere che si cavano delle montagne come vena, che ardono1 come bucce, e tengono piú lo fuoco che non fanno le legna. E mettendole la sera nel fuoco, s’elle s’aprendono bene,2 tutta notte mantengono lo fuoco; e per tutta la contrada del Catai non ardono altro. Bene hanno lagne, ma queste pietre costan meno, e sono gran risparmio di legna. Or vi dirò come il gran sire fa acciochè le biade non siano troppo care.

LXXXVII (ciii)

Come il Gran Cane fa riporre le biade per soccorrere sua gente.

Sappiate che il Gran Cane, quando è grande abondanza di biada,3 egli ne fa fare molte canove d’ogne biade, come di grano, miglio, panico, orzo e riso; e falle si governare che non si guastano. Poscia, quando è il gran caro, si ’l fa trarre fuori. E tiello talvolta tre o quattro anni, e fai dare per lo terzo e per lo quarto di quello che si vende comunemente. E in questa maniera non vi può essere gran caro; e questo fa fare per ogni terra ov’egli hae signoria. Or lasciamo di questa niatera, e dirovvi della caritá che fa fare il Gran Cane.

  1. Pad. come legno; Berl. comò bronza; Fr. come buces (?).
  2. Pad. che le starano abrasiá de fin ala domam.
  3. Berl. e che... siano gran marcado, el ne fa sunar in grandisima quantitade e fale meter in una gran casa, e fale ben studiare, che per tre ni per quatro ani non le se vasta.