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72 le selve

Cessa alquanto il lavoro; e, d’una rupe
Stesi all’ombra, si dànno essi bel tempo:
Nel ripieno barile è vin gustoso,
La polenta non manca al latte mista,
Non di giovenca ben pasciuta il coscio,515
Mentre un grato cader d’acque sonanti
E l’aure il crin vanno blandendo e il viso.
Indi all’opere tornano fin tanto
Che le stellanti lucciole la notte
Non escano a chiarir col dorso in fiamma520
E l’uve dolci al labbro ecco ridona
Autunno padre; e il liquido spremuto
Con assiduo pigiar cola dal torchio;
E il fitto sciame de’ fanciulli esulta,
Insolente drappello, e intorno e sopra.525
Prono l’uno con man concava beve,
L’altro dal tino stesso il mosto attinge,




Paulisper tum cessat opus; saxique sub umbra335
Prostrati indulgent genio: non mollia pleno
Desunt vina cado, non lacti mixta polenta,
Aut pinguis tergum vitulae, placidusque sonorae
Lapsus aquae, crinemque aurae frontemque lacessunt.
Inde opus integrant, donec sub nocte coruscent340
Flammigero parvae stellantes clune volucres.
Ecce autem dulces labris pater ingerit uvas
Autumnus, crebraeque elisus verbere plantae
It per praela latex, puerique examine denso
Exultant lasciva cohors circumque supraque.345
Ille manu panda pronus bibit, alter ab ipso