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di angelo poliziano 203

Leon tennero ascoso; e, il petto ansante,
Inspirato agli Dei sciolse peani;
Celebrò prenci, e glorïose gesta,895
E di pietose lacrime cosparse
I riti funerali. Apollo in Delfo
Vate sí grande alle votive offerte
Associare degnossi e alla sua mensa.
E videro i pastor dalle solinghe900
Caverne Pane, che le selve immote
Col pindarico verso ammaestrava.
Indi, carico d’anni, abbandonata
La testa in grembo al suo fanciul diletto,
E in un lento sopor sciolte le membra,905
Lui con mano leggera, di repente,
Tra l’ombre, e in grembo agli odorati elisi
Sparsi di fior, Proserpina rapía.
E, dopo il giro di molti anni, ancora
La fiamma ostil, che le tebane ròcche910




Virtutesque virosque undanti pectore torrens570
Provexit; sparsitque pios ad funera questus.
Frugibus hunc libisque virum cirrhaeus ab ara
Phoebus et accubitu mensae dignatus honoro est;
Panaque pastores solis videre sub antris
Pindarico tacitas mulcentem carmine sylvas.575
Inde senem, pueri gremio cervice reposta
Infusum, et dulci laxantem corda sopore,
Protinus ad maneis et odoro germine pictum
Elysium tacita rapuit Proserpina dextra.
Quin etiam hostiles, longo post tempore, flammae,580