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122 le selve

Dal por mano all’acciar possa, ed il sangue
Del grande Atride dal versare; quali
Per contro il duce, di furore acceso
Da gli aspri detti, susciti corrucci;
Di che balsamo Nestore le piaghe485
Vada spargendo, come Achille s’agiti
Pel tesoro involato; quale premio
Interceda al figliuol la genitrice;
Qual dispetto Giunon n’abbia; che cosa
Rechi del cielo l’ingannevol sogno;490
Quai tentativi d’ozïosa fuga
Simuli Agamennón; qual giovamento
L’eroico nato di Laerte adduca,
Allor che ai preghi le minacce unisce,
Allor che il vano strepitar reprime495
Della linguaccia di Tersite, allora
Che a durar nell’assedio persüade,
E i vaticinî de’ celesti spiega,
E alla memoria il platano riduce




Dux ferat incensus dictis; quo vulnera Nestor305
Melle riget; quantum amisso dux frendeat alter
Munere; quos nato genitrix exoret honores;
Quid doleat Juno; coelo quid portet ab alto
Insidiosa quies; quae rex obliquet inertis
Tentamenta fugae; faciat laërtius heros310
Quantum operae pretium, cum dulcibus aspera miscet,
Cum vaga clamosae reprimit convicia linguae,
Cum suadet durent castris, praesagaque monstrat
Fata deûm, memorat platanum infantesque volucres