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facezie 153

CCXLIV

Facezia di un ignorante che confuse i più dotti.


Molti frati conversavano sulla età e sulle opere di nostro Signore e come egli al trentesimo anno incominciasse la predicazione. Un tale che non sapeva di lettere e che era presente, li richiese di ciò che avesse fatto Gesù dopo aver compito il trentesimo anno. E poichè alcuni dei frati tacevano, e altri in diversa guisa rispondevano: “Con tutta la vostra sapienza, soggiunse, non sapete una cosa che è tanto facile.” E domandando quegli che cosa fatto egli avesse dopo il trentesimo anno, disse l’altro: “Entrò nel trentunesimo.” E tutti scoppiarono in riso e lodarono la facezia di quell’uomo.


CCXLV

Mordace risposta di un tale contro un mercante

che dicea male degli altri.


Carlo Gerio, mercante fiorentino, uno di quei banchieri che seguono la Curia Romana, venne in Avignone, com’è costume dei mercanti che fanno commercio in varie provincie; poi tornato a Roma, e in un pranzo di amici, parlando, un giorno fu richiesto del come vivessero i Fiorentini che ad Avignone si trovavano; ed egli rispose che erano contenti e allegri come matti, perchè, soggiunse, a stare un anno in quel paese si diventava matti. Allora un convitato, che si chiamava Allighieri ed era uomo arguto, chiese a Carlo per quanto tempo fosse egli rimasto in Avignone. E Carlo rispose che solo per sei mesi ci aveva fatta dimora. E l’altro: “Tu hai dunque molto ingegno, Carlo, gli disse, perchè in soli sei mesi hai fatto ciò che gli altri fanno in un anno.” E tutti ridemmo del mordace detto di quel tale.