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18 angelo mazza


Immagina, lettor, cupa spelonca
30dal silenzio abitata e da la notte,
né mai percossa da raggiar di stella,
né mai distinta dal succeder l’ore
sensibilmente per le vie del moto;
benché da l’erta di diritto calle
35riesca in loco che dal sol s’allegra,
e ’l vero scopre delle cose aspetto.
Ivi nato e cresciuto uomo, impedito
da lacci, il dosso immobilmente ha vòlto
a spiracolo angusto, onde per vetri
40passa, rifratto e attenuante il buio
de l’aere nativo, ottico raggio;
e, in un col raggio colorato, passa
mirabile a vedersi ordin di cose,
che fuori van de la caverna errando.
45Passa il grand’astro, che misura i tempi,
rallegratore, animator de l’orbe,
che senza posa, saettando intorno
i segni ardenti de l’obliquo cerchio,
vertiginoso turbina e colora
50i quattro aspetti del volubil anno;
passa la queta del notturno cielo
imperadrice, che d’un lume gelido
sua faccia variabile inargenta;
ed or di sé piú presso ed or piú lungi
55fa in vario azzurro scintillar le stelle;
e passan cento d’animai, che d’orma
stampano il suolo e l’aere apron col volo,
sembianze innumerabili, infinite,
tutte di forma, di color diverse,
o di moto, d’attitudine, di vita.
L’uom, che nulla di ciò scorge, menzogna
lo crede, e ’l guardo in contemplando pasce
nel dirimpetto de lo speco erranti
l’immagin vane de’ veraci obbietti.