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i - poemetti 15

     Ma tu puoi sola rivelarci, o dea,
275qual sia l’incanto grazioso e quale
il poter dei suoi numeri: tu puoi
sola agli eterei spirti e di te degni
pinger la gioia, che Iuballe assalse,
allorché melodia dinanzi ignota,
280e molle al par di carezzevol aura,
gli ondoleggiava su le tese corde,
e, dai ben traforati intesti legni
sprigionandosi tremola e canora,
facea d’intorno a lui, curvati e presi
285di giocondo stupore, immobilmente
pendere i suoi fratelli, ebbri di fede
che in quelle voci ragionasse un Dio.
Tu puoi sola svelar l’estasi sacra
d’Enosse, che primier, l’alto ineffabile
290nome invocato in mental foco, accesi
figli del core inni scioglieva a Lui,
che non esteso l’infinito abbraccia
e di se stesso immensitá riempie,
del tutto largitor. Correva il vate
295su le penne de l’anima rapita
gl’ignoti abissi del poter sovrano,
e del sovrano amor; e dolce allora
tu gli versavi su le labbra il canto,
che, ripassando per le vie del core,
300scorreva in guisa di nettarea fonte.
     Se non che forse rammentar ti giova
quale piacesti a te, quando dal grave
organo inusitate aure traea
vergin melodiosa, e l’onor crebbe
305del musico concento. Ella col suono
facea agli angeli invito; ed essi intanto
veniano in terra e si credeano in cielo.
E ben cred’io che negli eletti stami,
di che tesse natura umane spoglie.