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gno, come quel del Torelli, dovea restar preso a quel metodo, che ci guida con tanta diligenza di passo in passo, e sparge di tanto lume tutto il cammino. Su le prime seguì anch’egli l’usanza; ma poi avvisato da dotto Matematico Vicentino, e forse ricordatosi di Newton, che ritornò su i Geometri antichi, da lui troppo tosto per l’amor del calcolo abbandonati, prese a studiare di nuovo Euclide, ma in Euclide medesimo; ridendosi di coloro, che pretesero riordinarlo, rompendo quella catena mirabile di proposizioni, che sola può vincere uno spirito risoluto di non darsi che all’evidenza. Frutto di questi suoi studj furon varie Operette; tra le quali distinguesi quel-