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PROSOPOPEA DI PERICLE 3

Ne ricercaro i posteri
     Gelosi1 il loco e l’orme,
     E il fato incerto piansero2
     16Di mie perdute forme.
Roma di me sollecita
     Se ’n dolse, e a’ figli sui
     Narrò l’infando eccidio
     20Ove ravvolto io fui.
Carca d’alto rammarico
     Se ’n dolse l’infelice3
     Del marmo freddo e ruvido
     24Bell’arte animatrice;
E d’Adriano e Cassio,4
     Sparsa le belle chiome,5
     Fra gl’insepolti ruderi
     28M’andò chiamando a nome.
Ma invan; che occulto6 e memore
     Del già sofferto scorno
     Temei novella ingiuria


(R.) ….. Con scellerato ardire Mi seppellir del Vandalo Ladron le stragi e l’ire (’81).

14-16. Gelosi il sito e l’orme, E paventar la perdita Delle scolpite forme (S. R. ’81). Delle perdute forme (’83, ’87).

18. Sen dolse, e ai figli sui (S. R. ’81).

21-24. Sen dolse la difficile Arte che ottien virtude Di dar setnbianza ed anima Al marmo freddo e rude (S. R.).

25-28. Questa strofa manca in S. ed R. — 26. Sparsa le greche chiome (’81, ’83 e ’87).

29-30. Ma invan; che occulto e memore De l’Unno infesto e truce (S.).

31. Temei piú grave ingiuria (R.).


    genere, ché né il M. né altri seppe o può sapere chi fosse ad abbattere il busto di P.

  1. 14. Gelosi: solleciti. Firenzuola Disc. an. (ediz. Torrentino, 1552, p. 60): «Io conosco molto bene, che l’amor grande, che tu mi porti, ti fa geloso della mia salute».
  2. 15. E il fato ecc.: e si dolsero che la mia immagine si fosse perduta, incerti se stata distrutta o no.
  3. 22. l’infelice ecc.: la scoltura, che fu in grande decadimento nel medio evo. Nota la bella perifrasi.
  4. 25. E d’Adrïano ecc.: e fra le rovine (insepolti ruderi) delle ville ecc. — Adriano (n. in Roma nel 76 di C, successo nell’impero a Traiano l’11 febb. del 117, morto nel 138 a Baia) ebbe una splendida villa (detta Tiburtina) presso Tivoli. Cosí pure C. Cassio Longino, uno de’ principali congiurati contro Cesare, morto nella battaglia di Filippi (42 av. C), la villa del quale si chiamò Cassianum praedium.
  5. 26. Sparsa ecc.: Accusativo di relazione, o, come altri dice, alla greca, pel quale il participio o l’aggettivo, che andrebbo accordato col termine complementare indiretto (con le belle chiome sparse), s’accorda invece col soggetto della proposizione (bell’arte.... sparsa). Petrarca, Trionf. d’Am. II, 143: «Andromeda gli piacque in Etiopia, Vergine bruna i begli occhi e le chiome». Tasso XII, 23: «Vergine bianca il bel volto, e le gote Vermiglia, è quivi presso un drago avvinta». Caro En. I, 370: «Dolcemente afflitta II volto, e molle i begli occhi lucenti». Cfr. anche Petrarca P. II, son. 71; Manzoni Adel. Coro I, 20 e II, 1 ecc. ecc.
  6. 29. occulto: essendo, perché nascosto,