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848 odi barbare


fisa guatando l’astro di Venere.
Italia, Italia, donna de i secoli,
de’ vati e de’ martiri donna,
inclita vedova dolorosa,16

quindi il tuo fido mosse cercandoti
pe’ mari. Al collo leonino avvoltosi
il puncio, la spada di Roma
alta su l’omero bilanciando,20

stiè Garibaldi. Cheti venivano
a cinque a dieci, poi dileguavano,
drappelli oscuri, ne l’ombra,
i mille vindici del destino,24

come pirati che a preda gissero
;
ed a te occulti givano, Italia,
per te mendicando la morte
al cielo, al pelago, a i fratelli.28

Superba ardeva di lumi e cantici
nel mar morenti lontano Genova
al vespro lunare dal suo
arco marmoreo di palagi.32

Oh casa dove presago genio
a Pisacane segnava il transito
fatale, oh dimora onde Aroldo
sití l’eroico Missolungi!36