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836 odi barbare


Baldo, paterno monte, protegge la bella da l’alto
co ’l sopracciglio torbido:12

il Gu sembra un titano per lei caduto in battaglia,
supino e minaccevole.

Ma incontro le porge dal seno lunato a sinistra
Salò le braccia candide,16

lieta come fanciulla che in danza entrando abbandona
le chiome e il velo a l’aure,

e ride e gitta fiori con le man’ piene, e di fiori
le esulta il capo giovine.20

Garda là in fondo solleva la ròcca sua fósca
sovra lo specchio liquido,

cantando una saga d’antiche cittadi sepolte
e di regine barbare.24

Ma qui, Lalage, donde per tanta pia gioia d’azzurro
tu mandi il guardo e l’anima,

qui Valerio Catullo, legato giú a’ nitidi sassi
il fasèlo bitinico,28