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XIII.

LE NOZZE

(festa di giovani e fanciulle)


i due cori


Ne la stagion che il ciel co’ le feconde
Piogge nel grembo de la madre antica
Scende è l’eterna amica
4Co’ vegetanti palpiti risponde,
E gemiti e sospiri e arcani accenti
Volan su’ molli venti
E la festa e il clamor de gl’imenei
8Nel canto è de gli augei;

Quando, de le foreste al lento giorno,
Accennando del vertice ondeggiante,
Fremon d’amor le piante,
12E un fresco effluvio va su l’aure íntorno;
Quando al sol nuovo di pudico ardore
Dal verde letto fuore
S’invermiglia la rosa, ed il suo duolo
16Canta a lei l’usignuolo;