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PREFAZIONE xxix

bile, di composizione? Indice di corruzioni ed interpolazioni? Lasciamo per ora sospese queste dimande, alle quali del resto non sarà mai facile dare una risposta definitiva; e cerchiamo invece di porre un po’ d’ordine nel disordine, di vedere ben chiaro almeno negli elementi di questo complesso caliginoso.

Il primo passo per raggiungere questo scopo dev’essere, secondo me, la compilazione d’un quadro sinottico, che faciliti l’avvicinamento dei fatti che devono stare insieme, e che nella Teogonia si trovano invece lontani e sparpagliati. Lo compilo io per risparmiare il tedio ai lettori.

In principio, dunque, c’è Chàos: primissimo, dice Esiodo; e subito dopo di lui, sullo stesso piano, Tàrtaro, Terra ed Amore.

Cerchiamo di determinare come Esiodo ebbe a concepire queste prime essenze.

Chaos è da lui detto tenebroso (zopherós) e, d’altro lato, gli sono attribuiti come figli Erebo e Notte. Notte è tutta una cosa con la tenebra; Erebo è anch’esso situato sotterra (669), e ad una profondità che dobbiamo concepire immane, se Giove scaglia lí i nemici debellati (Menezio: 515). Dunque, Chaos è il padre del buio, è il buio per eccellenza.

Il concetto del buio implica l’invisibilità dei confini, la sconfinatezza. E che Esiodo concepisse il Chaos come l’immenso vuoto senza confine, mi sembra si raccolga da parecchi fatti. Nella titanomachia, dopo descritto il cozzo degli Olimpii e dei Titani, soggiunge che «un indicibile incendio investí il Chaos». Ma siccome la zuffa avveniva sulla superficie della terra, e non già nelle sue viscere, qui Chaos non può avere altro significato se non quello di spazio infinito dell’ètere.