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il giaurro 153

Le avverse squadre da insultar scambievole,
Da rabbia, e da destin sospinte assalgonsi;
I contendenti acciar in scheggie volano,
E lunge, e presso, dissonante svegliasi,
655Su l’orecchio dolente, eco di sibili
E di scoppj di morte; e gli urti, e il gemito
De la guerra, e il frastuono, assordan l’aere,
Sì che intronata n’è la valle, ai cantici
Usa più del pastor. Quì pochi i numeri
660Son de le destre, ma il pugnar terribile,
E tal, che voce non ascolta, o palpito
Di vita, e di perdon. Teneramente
L’un su l’altro posar duo giovinetti
Cuori ben ponno, e le dolci carezze
665Dividere d’amor; ma amore istesso
Anelar non potrìa fervido tanto,
Sospirosa beltade a far giuliva,
Quant’odio anèla, allor che in fero ed ultimo
Amplesso duo crudi rivali afferransi,
670E nel furor de la battaglia allacciansi,
Stretti così, che le conserte braccia
Non fia che mai più da lo stringer sciolgansi;
Uniti van, ma per lasciarsi un giorno
I fidi amici; di costanza al nome
675Irrìde amor, ma se un fatale istante