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     Subito do vossignoria guarita
Dal cattar, dalla tosse, dalla tigna,
Dal reuma, da una grande pituita,
Dal carboncol, dal foco di Ciprigna,
Da un cancro, da una piaga infistolita,
Da polmonea, da una febre maligna,
Da sordità, e flussion ne la mascella,
Da rottura, da gotta, e da renella.

     Ho meco privilegi in pergamena
Di Duchi, di Regine, e Imperadori,
Che (senza fermar lor pranzo, nè cena)
Più volte de la tomba ho tratto fuori;
E se voluto avessi quest’amena
Isola abbandonar, tanti tesori
Accumular potea, che avrei comprato
Nella Spagna ancor io qualche Grandato.

     Stordito il Duce ad un parlar sì schietto:
Spedite, disse, a ricercar alcuna
Di quest’erbe possenti, e vi prometto
A chi le recherà pagarne ognuna
Con premio tal, che non l’avrà a dispetto.
Ma sieno colte al punto della luna,
Come fa d’uopo al gran bisogno mio:
Torno a la nave, ivi v’attendo, addio.