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     Ond’io, che ’l ver da le più chiare note
Che mai formasse ’l ciel tra me comprendo;
Quanto m’allegro! ma del cor si scuote
20Ogni dolcezza, quando poscia intendo
Da voi biasmar colui, che tutto puote,
Colui dentro ’l cui sen divoto rendo
Le mie rime, i pensier, la mente, e ’l core,
Padre del terzo ciel chiamato Amore.

     25Nè pur mi duol che s’allontani al vero
Spirto sì vago, e sì leggiadro ingegno,
Come l’udir quel santo nome altero
Da voi spregiar de l’amoroso regno.
Dopo un lungo soffrir crucioso e fero,
30Temo, che a disfogar suo giusto sdegno
Non faccia ancor di voi sì fatto scempio,
Ch’esser deggiate a tutte l’altre esempio.

     Non è senno a schernir virtù celeste,
E men quella d’amor, che tanto vale.
35Quante han già pianto dolorose e meste,
Tardi onorando il sacrosanto strale!
Stannosi in parte le sue fiamme preste,
Ove arrivar non può vista mortale,
E tal che più lontane aver le crede,
40Solo in un punto nel suo cor le vede.