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il fiore 317

CLXXII

La Vecchia.

     «E quando tu udirai la sua domanda,
giá troppo tosto non sie d’accordanza,
né non fare di lui gran rifusanza:
4nostr’arte sí nol vuol né nol comanda.
Cortesemente da te sí ’l ne manda
e stea il su’ fatto tuttora in bilanza,
sí ch’egli abbia paura ed isperanza
8insin che sia del tutto a sua comanda.
     E quand’e’ ti fará piú pregheria,
tu gli dirai tuttor che tu sie presta
11a fargli tutta quanta cortesia;
e dí che ’l su’ amor forte ti molesta,
e cosí caccia la paura via.
14Po’ dimora con lui e fagli festa.»

CLXXIII

La Vecchia.

     «Gran festa gli farai e grand’amore,
e di come gli ti se’ tutta data,
ma non per cosa che t’aggia donata,
4se non per fino e per leal amore;
che tu ha’ rifiutato gran signore,
che riccamente t’avrebbe donata:
‘ma i’ credo che m’avete incantata,
8per ched i’ son entrata in quest’errore’.
     Allor sí ’l bascierai istrettamente,
pregandol che la cosa sia sagreta,
11sí che nol senta mai nessuna gente.
A ciò che vorrá fare, istara’ cheta;
ma guarda che non fossi acconsentente
14a nessun, se non se per la moneta.»